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La norma europea EN 50200 ha introdotto per i cavi resistenti
al fuoco un metodo di
prova più gravoso, che ha imposto lo sviluppo di una nuova tecnologia
di progetto e fabbricazione di questi cavi.
Per
cavi resistenti al fuoco si intendono
quelli che, se coinvolti in un incendio,
continuano a prestare servizio per un tempo determinato, assicurando
quindi il regolare funzionamento delle apparecchiature di emergenza
da essi alimentate. Per i cavi in cui lisolamento e la guaina
sono costituiti da mescole di materiali organici, questo significa
che lisolamento tra le fasi e tra fasi e terra deve esser
assicurato anche dopo lavvenuta combustione di tali materiali
mediante un opportuno presidio in grado di resistere, per il tempo
stabilito, alle elevate temperature ed agli sforzi meccanici che
la dilatazione termica dei conduttori può indurre nei cavi
stessi.
La Norma italiana in vigore per questi tipo di cavi è la
CEI 20-45, peraltro in fase di revisione in adeguamento ai mutamenti
intervenuti nella Norma CEI 20-13 (da cui è stata a suo tempo
derivata) ed anche per lentrata in vigore della nuova Norma
europea EN 50200, di cui si parla diffusamente nel seguito.
La tecnologia di progetto e fabbricazione dei cavi: passato e presente
Per ovvi motivi, la tecnologia di progetto e fabbricazione di questo
tipo di cavi si è sviluppata in concomitanza con le prove
di verifica dell'attitudine alla resistenza al fuoco. Fino a poco
tempo fa, il metodo di prova più generalmente seguito era
quello codificato nelle Norma IEC 331 e ripreso, in modo più
o meno integrale, in molte Norme nazionali, ed in particolare dalla
nostra Norma CEI 20-36. Tale metodo prevedeva di applicare ad uno
spezzone rettilineo di cavo la fiamma di un bruciatore a nastro
in modo da portarne la temperatura a 750 °C per una durata di
3 ore. In questo periodo di tempo si verificava (mediante un sistema
di lampadine e di fusibili) che nel cavo non si manifestasse né
l'interruzione di un conduttore (segnalato dallo spegnimento di
una lampadina), né il corto circuito tra due conduttori (segnalato
dall'intervento di un fusibile).
Questo metodo di prova è oggi criticabile sotto diversi aspetti:
a fronte di una temperatura relativamente bassa per essere considerata
realistica in una fase avanzata dell'incendio, la durata di prova
è eccessiva; dopo 3 ore, se l'incendio non è stato
domato, il mantenimento in esercizio delle apparecchiature d'emergenza
non ha più senso, soprattutto se ci si riferisce a quelle
che devono garantire la sicurezza delle persone. Ma, ciò
che più conta, la disposizione rettilinea dello spezzone
di cavo in prova è tale da consentire la libera dilatazione
dei conduttori, evitando quindi l'insorgere tra essi di quelle sollecitazioni
meccaniche che si manifestano in corrispondenza ai punti di curvatura
di una normale disposizione di installazione e che sono invece la
più frequente causa di defaillance del cavo.
Ad ogni modo, a fronte di tale metodo di prova, fu sviluppata una
tecnologia di progetto e fabbricazione che consisteva essenzialmente
nell'utilizzare un isolamento in gomma siliconica caricata con forti
quantità di silice: l'isolamento era poi contenuto in una
calza di filo di vetro a maglia stretta (o in un dispositivo equivalente)
in modo che i residui della sua combustione (essenzialmente silice)
contribuissero, insieme al vetro, al mantenimento in servizio del
cavo per la durata della prova. Ovviamente, data la relativa labilità
di questa disposizione costruttiva a valle della combustione dell'isolamento,
per un buon comportamento del cavo in condizioni reali di incendio,
occorreva che nella disposizione di installazione non fossero presenti
curve a raggio stretto; molto pericolose, inoltre, erano le scosse
e le vibrazioni provocate dall'incendio nel sistema di supporto
del cavo.
È utile ricordare che nelle installazioni a bordo delle navi
da guerra, in cui l'esigenza di sicurezza era massima e gli spazi
ristretti imponevano raggi di curvatura molto stretti, per ovviare
a tali limitazioni, si utilizzavano dei cavi il cui isolamento era
costituito da alcuni strati di nastro di vetro impregnato in resina
siliconica.
F IGURA 1: Cavo Fahrenheit 50200-22 - FG100M1 0,6/1 KV.
Il nuovo metodo di prova, e l'apparecchiatura necessaria alla sua esecuzione, sono specificati nella Norma europea EN 50200, applicabile a cavi aventi un diametro non superiore a 20 mm. Per i cavi di diametro maggiore è in preparazione una Norma analoga (per la quale è prevista la numerazione EN 50362) che specifica lo stesso metodo di prova ma un'apparecchiatura adeguata alle maggiori dimensioni dei cavi in prova.
Il nuovo metodo di prova ha imposto lo sviluppo di una tecnologia di progetto e fabbricazione in grado di fronteggiare, con un elevato grado di affidabilità:
- la maggior temperatura di prova (850 °C contro i 750 della vecchia Norma);
- la diversa curva di salita della temperatura;
- le sollecitazioni meccaniche tra i conduttori nei punti di curvatura
dovute alle dilatazioni termiche (sollecitazioni legate sia alla
disposizione dello spezzone in prova che alla maggior temperatura
di prova).
La nuova tecnologia prevede l'applicazione diretta sul conduttore
di una barriera ignifuga in materiale inorganico sulla quale viene
poi estruso uno strato isolante costituito da una mescola di caratteristiche
adeguate al normale servizio richiesto al cavo: ad esempio, per
un cavo previsto per una temperatura in servizio continuo di 90
°C si può adoperare una normale mescola in gomma etilenpropilenica
di qualità G7 ovvero, se in aggiunta alla resistenza al fuoco
si desidera che il cavo sia del tipo non propagante l'incendio e
a ridottissima emissione di fumi opachi e gas tossici e corrosivi,
di qualità G10. La riunione delle anime (per i cavi multipolari)
e la messa in guaina avviene poi in modo del tutto simile alle procedure
usate per i cavi standard. I vantaggi di questa tecnologia si possono
riassumere come segue:
- la scelta del tipo di isolamento non è fatta in funzione della caratteristica di resistenza al fuoco, e quindi le caratteristiche dielettriche e meccaniche del cavo non sono in alcun modo legate a tale caratteristica;
- la combustione dell'isolamento, posizionato esternamente (e non internamente, come in precedenza) alla barriera ignifuga non ne modifica la situazione geometrica; la stabilità della barriera ignifuga garantisce quindi la massima affidabilità del cavo in qualsiasi corretta situazione impiantistica per un equivalente normale tipo di cavo;
- per la stessa ragione del punto precedente, anche in presenza di scosse e vibrazioni i conduttori muniti della sola barriera ignifuga (e cioè dopo la combustione dell'isolamento) sono in grado di garantire il corretto funzionamento del cavo per la durata stabilita;
- infine, utilizzando adeguati tipi di isolamento e guaina, è possibile assicurare al cavo tutte le migliori caratteristiche di comportamento al fuoco oggi attingibili, e cioè la non propagazione dell'incendio e l'emissione, durante la combustione, di fumi non opachi e di gas non corrosivi e a ridottissima tossicità. È importante notare che la Norma EN 50200 è entrata in vigore, per tutti i Paesi del CENELEC, il 1° gennaio 2001, e le Norme nazionali in conflitto con tale Norma dovranno essere ritirate a far data dal 1° agosto 2002. Già oggi si deve però considerare che la EN 50200 rappresenta la buona regola dell'arte a cui si dovrebbero attenere progettisti ed impiantisti elettrici nella scelta dei cavi destinati ad alimentare i circuiti di emergenza.

FIGURA 2: Cavo Fahrenheit 50200-22
al termine della prova di resistenza al fuoco secondo EN 50200.
L'utilizzazione dei cavi resistenti al fuoco
Come già in precedenza notato, l'utilizzazione normalmente prevista per questo tipo di cavi è quella dell'alimentazione dei circuiti di emergenza nelle situazioni impiantistiche che ne richiedono l'impiego. È tuttavia opportuno notare che, in alcune situazioni, l'utilizzazione dei cavi resistenti al fuoco, anche se non richiesta dalle Norme, potrebbe essere quanto mai raccomandabile al fine di permettere la veloce ma corretta conclusione di procedure la cui brusca interruzione potrebbe avere conseguenze fortemente negative. Due esempi possono meglio chiarire il concetto: nel corso di un'operazione chirurgica, l'improvvisa mancanza di alimentazione elettrica, legata allo scoppio dell'incendio in locali relativamente distanti, non permettendo una conclusione sia pur parziale dell'intervento prima del trasporto dell'operando in zona di sicurezza, potrebbe essergli di grave nocumento; in un centro informatico, in situazione analoga, l'impossibilità di lanciare una procedura di emergenza per il backup delle transazioni fino a quel momento eseguite potrebbe causare un'importante perdita di dati con conseguenze economiche non gradite.
Un esempio di cavo resistente al fuoco
Il nuovo cavo resistente al fuoco Fahrenheit 50200-22 di ARISTONCAVI è il primo cavo ad essere stato testato ed approvato in Italia presso i laboratori IMQ conformemente alla rcente Normativa Europea EN 50200.
Il cavo ha superato anche tutte le prove previste dalla norma CEI 20-45, e quindi è stato rilasciato il marchio IMQ.
L'azienda è sempre stata molto sensibile al tema dei cavi resistenti al fuoco ed ha sempre curato in modo particolare questa famiglia di prodotto, tanto che già agli inizi degli anni '80 aveva messo a punto e lanciato sul mercato un cavo in grado di resistere a shock meccanici durante l'incendio, quando ancora le normative non avevano previsto test specifici. Forte di tale esperienza, in adeguamento alla recente norma, ha quindi progettato, costruito e provato il nuovo cavo Fahrenheit 50200-22, che rappresenta il più avanzato gradino della tecnologia relativa al fuoco.
In virtù di tali caratteristiche questo cavo è già
stato adottato per gli impianti elettrici delle apparecchiature
d'emergenza in diverse infrastrutture, fra le quali è particolarmente
degno di nota il nuovo tunnel del Monte Bianco, tristemente famoso
per l'incendio di notevoli proporzioni scoppiato al suo interno,
ma anche luoghi di pubblico spettacolo, aree aeroportuali ecc...